Studio d'arte Rachel Bergeret
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Presentazione
Ha creato la sua eroina nel 2009 sulla base delle sue prime silhouette di stilista. Una musa aggraziata, ultra-femminilizzata e ingenua: La Midinette. Un'icona della Parigi di un tempo, le cui origini risalgono alle prime rivendicazioni delle lavoratrici negli atelier di alta moda.
Cresciuta nel lusso parigino, Rachel Bergeret utilizza la pittura come principale mezzo di espressione in questa capitale turbolenta. Il suo lavoro mantiene un paradosso tra l'ammirazione per le cose belle e una certa derisione per la società dei consumi.
È l'aspetto polimorfo tridimensionale che per primo attrae l'osservatore. La sua musa pittoresca e frivola fa da sfondo alle sue composizioni pittoriche, ornate con meraviglia da ogni sorta di confezione di lusso riciclata. Come una narratrice, le piace dare una seconda vita a questi nobili materiali da imballaggio per raccontare la sua storia di alta moda e le sue prestigiose passerelle.
Il rigore del suo insieme forma una firma visiva unica dell'artista che rende il suo lavoro così unico.
Rachel Bergeret ama connotare i suoi dipinti con una certa ingenuità, una forma di utopismo del suo mondo interiore che coltiva come un'inversione di tendenza rispetto alla realtà.
Mistica, poetica, frivola, provocatoria, ironica, ingenua, artificiale, surrealista, la sua opera si ispira a grandi firme. I capelli ondulati dei Preraffaelliti, l'opulenza di Gustav Klimt, l'audacia di Toulouse Lautrec e la modernità di Edmond Kiraz sono tutti radicati nel suo immaginario infantile.
È necessaria una seconda lettura, al di là dell'abbondanza estetica, per comprendere la vera natura del suo discorso e la sua ricerca di sempre:
La libertà dell'essere:
L'artista interroga il suo visitatore sul ruolo della donna di oggi: qual è il suo posto e la sua azione in un mondo in cui i valori si comprano? Queste domande, che percorrono come un filo conduttore le sue opere, riecheggiano i dibattiti sull'attuale ricerca della parità, un paradosso per questa donna parigina che sogna ancora silenziosamente il principe azzurro; preoccupazioni che ci vengono suggerite piuttosto che imposte, alla luce della chiara evoluzione del modo in cui guardiamo alla condizione delle donne viventi.
